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Articolo su "Cavallo e Natura" (Emme K Edizione Srl) luglio agosto 2007 a firma di Grazia TamagnoSalve Piemonte! Terra
del mais, dei cavalli, di antiche tradizioni e ora anche di Varenne I muratori,i bottai e i maniscalchi durante l’anno non disdegnavano di fare giornata a lavorare nei campi per procurarsi qualche quintale di grano, ciò voleva dire assicurarsi il pane per tutto l’anno. I signorotti locali, dalle carrozze o dall’alto delle loro torri medievali, controllavano che i contadini facessero fruttare a dovere i loro possedimenti. Tutti pensavano che la terra fosse l’unica vera ricchezza del luogo. Era una terra nera come la grafite, ma sciolta come la farina e morbida come il burro. Qua e là, dalle sorgenti naturali o scavate dall’uomo, l’acqua sgorgava dalle falde e sembrava venir fuori dal ventre della terra. Durante l’estate l’acqua era sapientemente condotta nelle coltivazioni per trasformarla in linfa vitale. I campi si lavoravano con grande fatica ed il lavoro più gravoso era svolto dai cavalli, erano ovviamente,cavalli da tiro. Ma quando si mieteva il grano, i garzoni non finivano mai di portare i sacchi nei granai tanto erano abbondanti i raccolti. Si diceva che: “Se il Piemonte fosse un montone, Vigone sarebbe il rognone” paragonando Vigone ad un organo vitale, importante, essenziale per tutta la regione. Ma i tempi cambiano e nel secondo dopoguerra, i cavalli scomparvero dalle campagne per lasciare il posto ai sempre più potenti trattori; i giovani cominciarono ad abbandonare le terre, andavano a lavorare alla FIAT a Torino, o da qualche altra parte. Le produzioni agricole aumentavano, ma i redditi no, anzi, calavano. La coltivazione del mais era diventata in poco tempo praticamente l’unica che consentiva,ora, di sfruttare bene il terreno perché raggiungeva produzioni eccezionali. La monocoltura del mais procurava però anche qualche problema ambientale. Ma negli anni settanta Vigone scopre una sua nuova grande vocazione. Un torinese, certo Signor Canavesio, appassionato di cavalli da trotto ed imprenditore di razza, comprava a Vigone una cascina con un bel fabbricato, e una ventina di ettari di terreno. Ed iniziò l’allevamento di trotter. Visti i buoni risultati, qualcuno lo copiò, e qualche agricoltore locale che si era avvicinato incuriosito, si appassionò molto ai cavalli da trotto. Arrivano altri allevatori e, altri ancora. Il gioco fu fatto. L’antica tradizione dell’allevamento del cavallo fu recuperata, anzi proprio reinventata. Si erano accorti che la terra di Vigone, senza pietre, soffice, fertile e non troppo argillosa, per chissà quale ragione, irrobustiva gli zoccoli dei puledri ed era congeniale per allevarli. Ora a Vigone ci sono una dozzina di grandi allevamenti di cavalli e sul territorio comunale si allevano un migliaio di trotter. Vi sono un centro di fecondazione artificiale, una clinica, una pista di allenamento. L’Università di Veterinaria manda i suoi studenti e neolaureati a fare praticantato negli allevamenti. I Cavalieri del Pellice, centinaia di persone appassionate ai cavalli, organizza, con gran successo, collaborando con la Pro Loco, gli eventi del settore, tra cui la tradizionale fiera dei cavalli. Ci sono molte persone che lavorano e vivono di questo lavoro a Vigone. Succede, forse non a caso, che nel 2001 venne a vivere e a riprodursi a Vigone, nell’allevamento “Il Grifone” del dott. Roberto Brischetto (un’autorità del settore), anche il mitico VARENNE, il più grande trottatore di tutti i tempi. I cavalli sono diventati per il territorio e penso, ne abbiano varcato i confini, un’attrattiva turistica. Si è aperto un albergo, che per la fiera fa prezzi accessibili, ma anche i ristoranti in quei giorni lavorano a pieno ritmo e sanno fare dei piatti speciali, come i famosi bolliti misti, i fritti, la bagna caòda, i salumi..le tome e i tomini, e i vini poi non parliamone.!! Quasi il 10% dei premi vinti in Italia appartengono a cavalli nati o vissuti a Vigone. E’ un primato unico in Italia. Mais e cavalli sono ora le due produzioni agricole più importanti di Vigone. La più importante manifestazione commerciale si chiama, infatti, la Fiera del Mais e dei Cavalli. Tutti gli anni si svolge il secondo o il terzo fine settimana di ottobre. Quest’ anno si svolgerà dal 19 al 21 ottobre . In quell’occasione converge a Vigone un mare di folla: non solo gli allevatori, gli allenatori, quelli che appartengono al mondo dei cavalli, che a Vigone sono di casa, ma anche chi vuole venire a vedere Varenne , perché ne ha sentito tanto parlare,e che quei giorni è la Star principale. A disposizione dei visitatori una navetta che gratuitamente conduce dal centro cittadino all’allevamento. Ma alla fiera non si vede solo Varenne e i cavalli esposti, ci sono le esibizioni equestri di gruppi provenienti da tutta Europa: l’anno scorso sono stati protagonisti principali i butteri della grande pianura ungherese, le sfilate di cavalieri provenienti un po’ da tutte le regioni e continenti, la gente era affascinata dall’atmosfera creata dai gruppi folk e dalla sfilata delle carrozze. La fiera consente di soddisfare chi vuole comprarsi la sella, o soltanto il cappello texano, oppure vuole vivere emozioni e capire questo nuovo mondo che si è formato intorno ai cavalli, in un borgo medioevale fermo nel tempo. Si può anche far provare ai bambini una cavalcata sui pony oppure il giro in carrozza per la città e negli allevamenti. Vigone è emozionante, si potrebbe dire, da piemontese quale sono, che è rimasta com’era! Girando per le campagne si vede tanto mais, lo sguardo si allarga sui prati, sui cascinali ben conservati, sui filari di pioppi argentei al sole, si vedono i recinti, i capanni, le giumente, i puledri. E’ un incanto. All’ombra dei pioppi i cavallini, i figli dei più importanti campioni di trotto come Varenne, Mister Vic, Sugarcane Vole e di altri razzatori allungano il muso tra le gambe delle loro madri a suggere il latte dalle mammelle; si rotolano a terra, guadagnano la biada, poi, quando si accorgono di essere osservati, scappano via, veloci. Si fermano, e ti vengono incontro. Guardandoli hai l’idea della vitalità e della natura dei grandi trottatori: la loro forza, la loro dolcezza, il loro sangue.Per certi versi ti sembra di essere nel Kentaky, o nel Texas. E invece sei a Vigone, a pochi chilometri dalla capitale dell’automobile, ad una decina di chilometri da Pinerolo, la terra di Caprilli, nella pianura che si trova ai piedi delle Valli olimpiche. A Vigone, ancora oggi, in molti continuano a pensare che la terra e quello che continua a vivere e a crescere da essa, sia la vera ricchezza del posto. Una terra che ha dato tanto, con la storia, la cultura, il lavoro, lo sport, e ora continua con la sua gente, con i cavalli e il desiderio di preservare anche per chi verrà dopo di noi, tutta questa bellezza, che è gioia. Grazia Tamagno
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